Before Sunrise, il tempo del film e il tempo della vita
di Francesco Cristanelli
Pubblicato il 29 giugno 2026
Before Sunrise, o Prima dell’alba, è tornato al cinema l’aprile scorso per celebrare il 30° anniversario dalla sua uscita e commemorare l’impatto culturale che ha avuto questa pellicola vincitrice nel 1995 dell’Orso d’Argento a Berlino.
Richard Linklater, che è da poco tornato al cinema con il suo Nouvelle Vague, diresse nel 1995 quello che ancora oggi rimane un classico: emblema di un nuovo cinema indipendente degli anni Novanta e fotografia di una generazione.
Il regista, fin dagli esordi, si è fatto portatore di quella volontà di fare un cinema personale, politico e libero di reimmaginare la forma lontano dalla tradizione e dalle leggi di mercato, che già era stata della Nouvelle Vague francese. Un cinema che con Before Sunrise, seguito poi dagli altri due capitoli della trilogia: Before Sunset (2004) e Before Midnight (2013), decostruisce ulteriormente lo stile narrativo classico americano, già minato dalla New Hollywood degli anni Settanta; un cinema libero, in cui non conta per forza l’azione, ma contano i personaggi e la loro verità.
La vita che scorre nel cinema di Linklater
Prima dell’alba è l’illusione della vita reale che non coincide con quella cinematografica, dove due giovani ragazzi, Jesse e Céline, incontratisi per caso su un treno, lui americano e lei francese, decidono di scendere e passare la giornata insieme, vivendo un’esperienza che li segnerà per sempre. Linklater, con un minimalismo magico, si affida completamente ai due protagonisti e che siano personaggi o attori non importa, ciò che importa è che in loro c’è qualcosa di profondamente vero. La macchina da presa ascolta le loro storie e mette a nudo il loro passato, seguendo, quasi come in un documentario, il nomadismo Nouvelle Vague di due giovani tra le strade di Vienna.