A Knight of the Seven Kingdoms, il vero valore di un cavaliere
di Francesco Cristanelli
Pubblicato il 3 settembre 2026
Nel nome del Guerriero, ti ordino di essere coraggioso.
Nel nome del Padre, ti ordino di essere giusto.
Nel nome della Madre, ti ordino di difendere gli innocenti.
Questo è il giuramento dei cavalieri di Westeros: uomini investiti, nel nome degli dei, di responsabilità e onore. George R.R. Martin, nel dare vita al ciclo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, si è immerso fin nelle profondità delle terre calpestate dai propri personaggi, infondendovi la storia del nostro mondo.
I pilastri storici di Westeros
La cavalleria è un’istituzione antica che affonda le sue radici nel Medioevo. Il suo ideale fondativo ha origini lontane: sorto dal coraggio e dalla lealtà delle milizie romane, ha poi incontrato la morale e la devozione del credo cristiano. I cavalieri prestavano giuramento al proprio signore e a Dio, promettendo di proteggere la giustizia e gli indifesi, diventando così paladini della carità cristiana. Allo stesso modo, i cavalieri di Westeros giurano coraggio, lealtà e giustizia per gli innocenti al cospetto dei loro dei.
Martin si è sempre detto fortemente affascinato dallo scontro tra questi ideali e la violenta realtà bellica. Westeros, fondata su un potere regio a lungo retto dalla tirannia dinastica dei Targaryen, è una terra che ha codificato le proprie coordinate culturali, socio-economiche ed esistenziali in virtù di un , che si è incuneato come un morbo invisibile sotto le pieghe delle grandi casate. In un orizzonte dove l’autodeterminazione dei lord e dei loro affiliati passa esclusivamente attraverso la prevaricazione del prossimo, gli intrecci concepiti da Martin ospitano una sequela infinita di . Coloro che dovrebbero arrogarsi il diritto di chiamarsi , molto spesso vacillano in un universo contaminato dall’ombra del potere.