L’Odissea di Christopher Nolan, alla ricerca di un’epica moderna
di Francesco Cristanelli
Pubblicato il 25 luglio 2026
Non si può negare che Christopher Nolan sia capace di creare, per ogni suo film, un vero e proprio evento cinematografico. Dibattiti e discussioni accompagnano inesorabilmente l’uscita delle sue pellicole. Questa volta sono state numerose le polemiche su alcune scelte visive e narrative, dall’etnie di alcuni personaggi alla scarsa fedeltà storica nella ricostruzione del poema omerico. Stabilire la fondatezza di tali critiche spetta naturalmente al singolo spettatore una volta visto il film; tuttavia, ciò che è certo è l’impatto che ha avuto tale operazione.
Partendo dalla ricerca di un’epica moderna
Grazie a questo clamore, Nolan è riuscito non solo a immergere milioni di persone in discussioni sui tecnicismi del mondo del cinema, ma soprattutto a riportare l’attenzione mondiale su uno dei testi fondativi della cultura occidentale, risvegliando l’interesse per un racconto che plasma da millenni la nostra cultura e il nostro immaginario.
Filologicamente parlando, l’Odissea si ambienta in un'epoca antichissima, sulla cui reale natura discutono, ancora oggi, diversi studiosi. Tentare di ricostruire con esattezza le usanze e le armature degli uomini di quel tempo è compito arduo e, per la natura stessa del mito, quasi superfluo.
In questo adattamento, le armature dei soldati greci e troiani attingono all’iconografia hollywoodiana classica, fatta di soldati in armature di metallo ed elmi dai vistosi cimieri. Ma perché Nolan ha scelto questa strada? La pellicola catapulta lo spettatore in un mondo estremamente realistico, arcaico e materico. La credibilità di questi luoghi, catturati dalla pellicola delle imponenti cineprese Imax e con un uso ridotto della computer grafica, prepara ad un racconto crudo, a cui fanno da le armature vistose e alcune immagini cliché del cinema storico classico.