The Fall, una fantasia che riconcilia con la realtà
di Francesco Cristanelli
Pubblicato il 1 agosto 2026
In un mondo ordinato e materialista, la fantasia diviene l’unico modo in cui formulare il desiderio di una vita diversa: quel «desiderio» che, diceva Hoffmann, va «alto oltre ogni limite di umana gioia». Se la realtà viene percepita come la miseria dell’esistente, la fantasia, scardinandone l’immodificabilità, ne permette il suo rovesciamento. Un ribaltamento che non avviene nel presente, né nel passato, ma in un futuro legato alla vita quotidiana, in cui i lineamenti del mondo reale e delle persone che ti stanno attorno appaiono dichiarati e riconoscibili.
Per Freud «le forze promotrici delle fantasie sono desideri insoddisfatti, e ogni singola fantasia è appagamento di un desiderio, una correzione della realtà che ci lascia insoddisfatti». Le fantasie, quindi, sono gli effetti del dolore che ci infligge la realtà, ma sono anche immagini che ce la rendono più sopportabile e in un certo modo ci riconciliano con essa.
É così che una bambina, in ospedale per un braccio rotto, riesce a vedere uno spaventoso cavaliere nero in un tecnico che, per proteggersi dai raggi delle radiografie, è vestito di piombo, o ha la capacità di vedere il destriero di Alessandro Magno osservando l’ombra di un cavallo proiettata su una parete.
Il legame tra Alenxandria e Roy, il motore fantastico di The Fall
La storia di Alexandria e Roy, i due protagonisti del cult The Fall di Tarsem Singh (2006), inizia con lo sguardo sul mondo di una bambina, che gioca e ride insieme ai medici, e riesce a cogliere della anche tra le corsie di un sanatorio. Il loro incontro avviene nella stanza in cui riposa Roy, un , paralizzato da un incidente sul set.